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La creazione

La nascita del Corpo di Cadenazzo é verosimilmente legata ad un vasto incendio che scoppiò il 10 gennaio 1933 nella valle Pianturina di Cadenazzo. Il Municipio di allora costatando, oltre al danno al patrimonio boschivo, l’importante spesa nelle opere di spegnimento (lavoro svolto da personale di aziede private) decide d’avere dei propri “pompieri”. Nel marzo del 1933 (risoluzione municipale 411) il Municipio risolve di creare una squadra “guardia del fuoco” composta da 10 o 15 uomini che, in occasione d’incendi di bosco o pascoli, sono a disposizione senza bisogno d’ordinarli. Nel 1934 (risoluzione municipale 422) viene così costituita la “guardia del fuoco” che era inizialmente composta da Riboli Bruno (responsabile), Pellencini Guido, Ricca Sergio, Benzoni Ugo e Boiani Franco.

La vera data di creazione del Corpo risale però all’anno 1939. A gennaio (ris. 523) viene costituita la nuova “squadra di spegnimento incendi” Il testo della risoluzione dice : “Si prende atto della costituzione della nuova squadra spegnimento incendi, nonché dell’avvenuta consegna del materiale. Materiale che verrà collocato in un locale appropriato” (nel palazzo delle scuole). In primavera del 1939 viene nominato il primo comandante ed il suo vice nelle persone di Ricca Ettore (maestro scuole) e Beltrametti Oscar (sindaco). La nuova squadra era composta da nove uomini.
A seguito della mobilitazione generale del 1° settembre 1939, alcuni componenti della squadra furono impegnati con l’esercito. Di conseguenza, nel dicembre 1939 (ris. 539), la squadra é potenziata da altri uomini. Nel 1941 (ris. 560) viene fatto allestire un progetto per la creazione di un nuovo deposito (delibera dei lavori nel 1942), mentre all’autunno 1939 (ris. 580) risale il primo “regolamento pompieri” e vengono fissate le prime indennità annuali : Fr. 15.- al Comandante, Fr. 12.– al vice e Fr. 10.– agli appuntati/pompieri.

 

Gli interventi

Ai tempi le attività principali sul territorio comunale erano prevalentemente agricole, di conseguenza la maggiore attività del Corpo era legata a incendi di fattorie, dovuti alla fermentazione del foraggio e del fieno. Basti pensare che quasi il 60 % delle fattorie del piano sono state distrutte dal fuoco.

L’altro fattore di intervento dei pompieri di Cadenazzo era legato agli incendi di bosco causati dalla ferrovia del Monte Ceneri. I convogli a causa del continuato uso dei freni perdevano parte dei ceppi resi incandescenti dall’attrito e quindi durante la stagione secca causavano degli incendi boschivi, anche di grandi dimensioni come quello del 1990.

A partire dagli anni 60/70 l’area artigianale di Cadenazzo e S. Antonino ha visto l’insediamento di diverse industrie. Con questo sono iniziati però anche i grossi e pericolosi incendi, ben tre segherie sono andate distrutte dalle fiamme. In particolare si ricorda il grosso incendio che distrusse la segheria Grossi nel 1973 che dava lavoro ad una cinquantina di operai.

Due fabbriche di materiale plastico hanno subito la stessa sorte. In questi casi il pronto intervento dei militi ha potuto salvare solo parte dei fabbricati, vista la forte combustibilità del materiale contenuto. L’incendio forse più grosso e spaventoso è avvenuto nel 1971, nel deposito di carburanti della ditta Aral. Lo scoppio di una grossa cisterna in revisione ha fatto sollevare il coperchio per diverse decine di metri. Nella ricaduta ha tranciato diverse tubature di benzina, provocando un furioso incendio. Lo scoppio fu udito fino a Bellinzona.

Non dimentichiamo in particolare gli incendi presso il deposito della Danzas di S. Antonino (1994), l’incendio nello stabile Grossi a Cadenazzo dove ci fu purtroppo anche un morto (1998) e nel centro commerciale che ospitava il negozio DoIT a Cadenazzo (2001). Questi eventi straordinari richiedono talvolta mezzi e uomini supplementari. La collaborazione tra le forze d’intervento è quindi decisiva. In questo senso il supporto e l’aiuto del centro soccorso di Bellinzona è sempre gradito e apprezzato.

Generalmente quando si parla di pompieri si pensa subito al fuoco. Ci sono però eventi naturali talvolta più pericolosi nei quali noi siamo tenuti a intervenire : le alluvioni. Negli ultimi anni, le bizze metereologiche hanno spesso giocato un brutto scherzo agli abitanti del comprensorio e soprattutto nella fascia del Piano di Magadino. Il lento ma costante innalzamento della falda freatica provoca situazioni incredibili e poco gradevoli. gli interventi per allagamenti di scantinati e immobili in generale diventano sempre più numerosi.

 

Il materiale, i corsi, l’istruzione e la passione

Il materiale in dotazione ha subito un notevole aggiornamento, basti pensare che nel 1939 un Corpo aveva a disposizione : un carro aspo, 5 tubi, due chiavi per tubi e una chiave per idranti. La prima scala a sfilo è arrivata dopo ben dieci anni. Le pale ed i rastrelli erano privati. Oggigiorno il corpo ha in dotazione 5 veicoli : un autobotte, un veicolo di primo soccorso, un furgone, un pick up ed un auto comando. Diversi tipi di pompe, tubi materiale da pioniere, materiale per la sicurezza personale e anticaduta, apparecchi per la respirazione, un defibrillatore, ecc.

Visto l’evoluzione dei mezzi, dell’allargarsi delle zone industriali e commerciali, della molteplicità dei prodotti in esse contenute, di novità a livello tecnologico e meccanico (automobili a gpl, elettriche, ecc.), è molto importante la formazione continua dei pompieri. Solo questa permette di essere sempre pronti a fronteggiare ogni nuova situazione d’emergenza davanti alla quale ci si può trovare.